Il tema della salvaguardia dell’ambiente e degli ecosistemi sta finalmente arrivando al centro del dibattito generale.  Ci dicono che bisogna fare la raccolta differenziata, comprare cibi biologici e a Km0, consumare acqua del rubinetto o in bottiglie di vetro, concentrare i consumi energetici nelle fasce serali e via dicendo. Ma oltre quello che come cittadini possiamo fare all’interno delle mura domestiche, è centrale anche pensare ai comportamenti legati alle nostre abitudini lavorative, sulle quali crediamo, non sempre a ragione, di non avere possibilità di incidere: in Italia si calcola che i lavoratori pendolari con mezzi propri siano circa 1.8 milioni e che per raggiungere il luogo di lavoro si spenda circa il 5% dello stipendio mensile. Considerando dati medi, i grammi di CO2 prodotti dai pendolari si attestano, giornalmente, tra i 4,8 e i 21,5, a seconda che si debbano percorrere, rispettivamente, meno di 20 chilometri o più di 50.

In Italia si calcola che i lavoratori pendolari con mezzi propri siano circa 1.8 milioni e che per raggiungere il luogo di lavoro si spenda circa il 5% dello stipendio mensile.

Il tema diventa quindi anche centrale per le organizzazioni, soprattutto quelle che investono in Responsabilità Sociale, o che si certificano ISO 14001, nonché per le amministrazioni pubbliche che hanno, come obiettivo primario, il benessere dei propri cittadini. Per questo attivare lo smart working diventa anche una incisiva politica di sostenibilità ecologica del territorio e di cura dei clienti e dei consumatori. È più efficace e meno dispendiosa di molte altre, più lungimirante e stabile nei risultati conseguiti, e potenzialmente ampliabile. Chi nella sperimentazione si pone come obiettivo la limitazione della CO2 causata dal tragitto casa-lavoro rileva risultati eclatanti anche dopo pochissimi mesi. 

Per questo attivare lo smart working diventa anche una incisiva politica di sostenibilità ecologica del territorio e di cura dei clienti e dei consumatori.

Alcuni territori stanno sperimentando soluzioni con impatti ambientali notevoli, come ad esempio la Rete di 14 imprese mantovane, che coinvolge nella fase sperimentale 140 lavoratori, farà risparmiare la CO2 equivalente prodotta da 66 alberi, al giorno. O il territorio di Genova, che cerca di agevolare le emergenze meteo gestendole anche attraverso il progetto SMART RED, o il territorio di Bergamo che punta invece a limitare il traffico.

Lo sapevi ad esempio che in una sola giornata di smart working, 100 smart worker ci permettono di risparmiare CO2 pari a 47 alberi?

Infine, occorre ricordare bene come poche settimane fa il mondo abbia assistito ad un’onda di giovani ragazzi che si sono mobilitati per l’ambiente, mobilitazione che dalla piazza e dai social si sta trasferendo alle spiagge, alle rive dei fiumi, ai parchi cittadini che vengono ripuliti con cura e pazienza. Vi lasciamo con questo interrogativo: come potranno le organizzazioni che non investono in sostenibilità attrarre i migliori fra di loro?

di Stefania Carnevali – Work life balance & smart working consultant