Fin dall’epoca fordista, le organizzazioni hanno insegnato ai “capi” ad essere sempre presenti, ad arrivare presto in azienda ed uscire per ultimi, ad intercettare ogni bisogno e richiesta dei “dipendenti” per fungere da filtro, contenere richieste, risolvere problemi. 

La successiva epoca della standardizzazione ha puntato in seguito l’attenzione sulle procedure, sull’efficienza, sul controllo e sulla timbratura. Ha fatto in modo di ricondurre lo sviluppo organizzativo a criteri di semplificazione e di ordine che potessero facilitare le persone nel loro compito. Si è chiesto ai capi di diventare manager, team leader e di puntare sulla relazione con le persone come moneta di scambio tra domanda e offerta. Oggi l’impatto della tecnologia sulle mansioni lavorative, la digitalizzazione e l’urgente necessità di flessibilità degli spazi-tempi lavorativi stanno impattando nuovamente sulle figure cruciali dei leader in azienda, richiedendo ai manager di diventare “smart”, ispiratori di senso e innovatori.

La convinzione che il fattore di successo siano le risorse umane non solo propone ma richiede in modo urgente ai manager nuove evoluzioni e cambiamenti nel modo di agire e di superare quindi quei concetti che funzionavano proprio perché rassicuranti … quando la complessità e l’accelerazione del cambiamento non erano così elevati: l’uguaglianza (“una cosa deve valere per tutti o nessuno”), l’ordine (“le regole ci aiutano ad essere efficienti, anche se implicano vincoli importanti”), il presenzialismo (“conta se ci sei”). 

Oggi l’impatto della tecnologia sulle mansioni lavorative, la digitalizzazione e l’urgente necessità di flessibilità degli spazi-tempi lavorativi stanno impattando nuovamente sulle figure cruciali dei leader in azienda, richiedendo ai manager di diventare “smart”, ispiratori di senso e innovatori.

Lo smart manager deve proporre ai collaboratori una meta-vision da desiderare: parlare con le persone in ogni occasione, incontrarle in una nuova dimensione lavorativa in cui sarà riuscito ad orientare agli obiettivi da raggiungere (effettivamente e non per finta…). Deve promuovere idee sia realistiche che naif, spingendo le persone verso la responsabilizzazione sui risultati, creare un clima di sostenibilità degli sforzi richiesti alle persone restituendo continuamente senso e valore alle cose fatte e a quelle ancora da fare senza dimenticarsi di coltivare la felicità del team. 

Ora il manager smart ispira al futuro.
Consegna obiettivi.
Monitora e supporta con fiducia e tecnologia.
Delega e stimola.
Resta fermo ed autorevole, davanti ai risultati attesi. 

Il manager smart deve oggi ripensare ai propri obiettivi, ispirandosi ai moderni concetti di equità, autonomia e fiducia nei contesti professionali che possano permettere alle persone che con essi lavorano, ogni giorno, di comprendere il senso del disegno organizzativo generale (e non più solo quello del proprio ambito) e di sentire e partecipare attivamente ad un sogno collettivo, da cui nascono le possibilità, le azioni non omologate, l’orgoglio di appartenere. 

Supportare i manager in questa sfida non è un’opzione per un’organizzazione di successo. 

di Stefania Petocchi –Formatrice e consulente senior Smart Working