Lo avrete sentito dire tantissime volte (o forse no) “molto interessante lo Smart Working, credo che sarà molto utile e produttivo per noi. Mettiamoci però subito d’accordo, non si fa il lunedì o il venerdì e soprattutto dai… non lo vorrai mica attaccare al periodo di ferie?

Esiste un certo preconcetto legato a chi decide di lavorare in Smart working nelle giornate di lunedì o venerdì: ciò non può fare altro che distorcere il significato di questa modalità di lavoro. Dare fiducia al lavoro agile significa anche stroncarne i pregiudizi e slegarlo da restrizioni nelle tempistiche del suo utilizzo.

Il percorso di implementazione del lavoro agile nel nostro Paese sta sicuramente procedendo in maniera positiva, ma sulla sua strada sono apparse alcune ‘nuvole’. Una delle questioni più interessanti è stata quella relativa alla possibilità di concedere ai dipendenti la giornata di Smart working anche il lunedì o il venerdì. Si sono moltiplicati infatti i casi di aziende che non permettono ai propri collaboratori di usufruirne in quelle specifiche giornate, o che tengono monitorati gli andamenti di utilizzo settimanale, e considerano un campanello di allarme l’utilizzo massiccio vicino a weekend o ponti. 

È la paura che le persone possano essere meno produttive o comunque ridurre il loro output lavorativo nei giorni che anticipano la fine o danno inizio alla settimana. Questo è sicuramente sintomo di un’incapacità di misurare accuratamente l’efficienza dei propri collaboratori.

Ciò probabilmente nasconde timori interni ben più ampi. È la paura che le persone possano essere meno produttive o comunque ridurre il loro output lavorativo nei giorni che anticipano la fine o danno inizio alla settimana. Questo è sicuramente sintomo di un’incapacità di misurare accuratamente l’efficienza dei propri collaboratori. 

Questo denota anche esiste ancora un gap culturale sul tema dello Smart Working?

In parte sì, se da un lato l’azienda, inaugurando iniziative di lavoro agile, fa un passo avanti nella sfera della responsabilizzazione dei propri collaboratori, dall’altro precludere questi giorni è un messaggio di fiducia solo parziale. Detto in parole semplici ciò che traspare è: “Mi fido, ma non troppo”. Non solo, il riflesso di questa misura non si riferisce a un attore in particolare, ma ha ricadute su tutto l’ecosistema dell’organizzazione:

“Non mi fido degli strumenti di valutazione, non mi fido del management e non mi fido dei collaboratori che ho scelto”. È una vera e propria contraddizione, viene implicitamente legittimato il preconcetto che nei giorni di lunedì e venerdì in ufficio la produttività sia più bassa, ma viene ugualmente vietato lo Smart working, che paradossalmente per natura ha come suo cardine il lavorare per obiettivi e permette l’aumento di produttività.

Fare Smart working, qualsiasi sia il giorno scelto, significa incrementare efficienza e produttività, laddove lo Short friday è una vera e propria riduzione delle ore di lavoro.

Questi divieti devono essere quindi considerati un fallimento?

Assolutamente no, specialmente nelle fasi embrionali e di sviluppo di un cambiamento organizzativo così importante come il lavoro agile, non possiamo dire che vietare i giorni pre e post-festivi così come lunedì e venerdì sia un fallimento dell’implementazione di queste misure. Comparare l’espressione Short friday e Smart friday vuole essere in parte una provocazione. Le iniziative seguono due strade completamente differenti, in realtà neppure più di tanto confrontabili. Fare Smart working, qualsiasi sia il giorno scelto, significa incrementare efficienza e produttività, laddove lo Short friday è una vera e propria riduzione delle ore di lavoro. È assolutamente legittimo ‘fissare dei paletti’ coerenti con la propria zona di confort dinnanzi alle trasformazioni, tenendo bene a mente come tutti i grandi cambiamenti non avvengano in maniera immediata, particolarmente nel caso in cui questi abbiano come area d’interesse l’organizzazione nel suo insieme e non solo il singolo individuo. Variazioni non squalifica a priori la scelta di non consentire lo Smart working in alcuni giorni, ma segnala all’azienda la potenziale contraddizione di messaggi e, grazie al suo expertise, si propone come partner ideale per guidare e accompagnare le aziende nella loro evoluzione, accogliendo progressivamente i principi del lavoro agile come leve di innovazione.

da Edizione Este, Persone & Conoscenze – Ottobre 2018